NO AGLI INCENRITORI, SI ALLA DIFFERENZIATA

Per saperne di più sulle alternative a discarica-inceneritore scarica questi documenti

venerdì 1 giugno 2012

APPELLO PER UN PRIMO CONFRONTO NAZIONALE DEI COMITATI IN LOTTA CONTRO DISCARICHE ED INCENERITORI


La logica dell’emergenza e del commissariamento straordinario con cui, per oltre 15 anni, è stata affrontata la gestione dei rifiuti in Campania, sembra attecchire in molte altre regioni ed in particolare in quelle del centro-Sud. Il caso Lazio è solo ultimo in ordine di tempo. L’utilizzo dell’emergenza sta consentendo non solo la deroga alle precedenti leggi nazionali ed europee in materia ambientale, ma, trasformando gli impianti in siti di importanza strategica nazionale, ha permesso la militarizzazione dei territori e la repressione dei comitati e delle comunità che si oppongono all’apertura di nuove discariche e di inceneritori (vedi ultima quella contro i comitati anti inceneritore di Albano). Un precedente che sta trovando attuazione anche nei casi delle grandi opere come il TAV.
Dietro questa scelta c’è una concezione affaristica della gestione dei rifiuti.
La gestione dei rifiuti è diventata, infatti, il grande business per un settore non marginale dell’imprenditoria italiana (da Marcegaglia ad Impregilo a Cerroni), grazie agli ampi incentivi statali al recupero di energia ed alle privatizzazioni previste nel settore. Tutti i Piani Rifiuti regionali adottati, rispondendo a questi interessi, prevedono il ricorso alle discariche ed agli impianti di combustione per il recupero dell’energia dai rifiuti. In altre parole sono all’insegna del ciclo integrato dei rifiuti dove gli stessi processi di raccolta, selezione, differenziazione, sono finalizzati all’ottimizzazione del recupero di energia.

In una fase di profonda crisi economica la cosiddetta green economy, subdolamente spacciata come nuovo sviluppo sostenibile ed ottimizzazione delle risorse, sta diventando sempre più la nuova frontiera per trarre profitto dallo sfruttamento del territorio e dai beni comuni.
Di fronte ad una devastazione senza precedenti del territorio e della salute non si può continuare ad andare in ordine sparso. La lotta dei comitati contro le discariche e gli inceneritori, contro tutti gli impianti di combustione, contro le discariche di rifiuti speciali compresi i depositi delle scorie nucleari, deve trovare un momento di confronto per superare il ridotto regionale ed avviare un processo di unificazione delle mobilitazioni. E’ questo l’unico modo per riuscire ad imporre alla nostra comune controparte – il governo nazionale - una gestione alternativa e compatibile dei rifiuti e per fermare la speculazione sui nostri territori.
Per gestione alternativa e compatibile dei rifiuti, intendiamo una gestione che muovendo dalla riduzione a monte dei rifiuti, e cioè dalla produzione e dalla riprogettazione dei materiali finalizzate alla riduzione di sprechi ed alla commercializzazione di beni prodotti con soli materiali riciclabili, approdi al riciclo e recupero totale dei materiali nella fase del cosiddetto smaltimento del bene consumato.
Questo si traduce nell’opposizione ferma, non solo alle discariche ed agli inceneritori, ma, alla luce delle conferme derivanti dagli ultimi provvedimenti del Ministro Clini, a tutti gli impianti di recupero di energia dai rifiuti (dalla combustione nei cementifici e nelle centrali elettriche, alla biodigestione, agli impianti a biomasse) che non a caso godono di contributi sottratti alle vere energie rinnovabili.
Si traduce nella attivazione ovunque di una raccolta differenziata porta a porta finalizzata alla filiera dei materiali per il riciclo e recupero totale della materia.
Non ci sono scappatoie regionali che tengano. A noi appare chiaro che non si esce dall’emergenza di una regione esportando i propri rifiuti per alimentare inceneritori del tutto simili ai nostri che producono nanoparticelle cancerogene e mutagene con gravi danni alle popolazioni locali. Che sia verso altre città italiane o verso l’estero, come sta facendo la Campania, questo serve a contrapporre le comunità, la monnezza degli uni contro quella degli altri facendo il gioco di chi sulla nostra pelle e la nostra terra vuole continuare a lucrare.
Per contrapporci alla gestione monopolistica ed affaristica dei rifiuti e dei megaimpianti tossici, per imporre SUBITO una gestione dei rifiuti alternativa e compatibile sia sul piano ambientale che sociale, è necessario unire le forze in un unico movimento che sia autonomo da strumentalizzazioni siano esse di partiti o di istituzioni.
Per questo invitiamo tutti i comitati, i cittadini, le reti, attivi sui territori a partecipare all’assemblea nazionale che si terrà a Roma il 16 giugno per confrontarci sui percorsi unitari da avviare per rilanciare un’efficace battaglia su questo tema.

Rete campana salute e ambiente - Coordinamento contro l'inceneritore di Albano - Mov. Difesa del Territorio Area Vesuviana - Collettivo Area Vesuviana - Cittadini Campani per un Piano Alternativo dei Rifiuti - Comitato 'NO DISCARICHE Comuni a Nord di Napoli- Presidio Permanente di Quarto contro discariche ed inceneritori - Riprendiamoci napoletani onlus - Comitato La Ginestra di Terzigno - Coordinamento "No Inceneritori" di Ponticelli - Associazione Marco Mascagna - Associazione Melting Pot - Comitato Donne 29 Agosto di Acerra - Ass. Abitanti Attivi S. Maria C.V. - Consulta per la Salute di S. Maria C.V. - Cilento oltre il rifiuto - Presidio Taverna  del Re – Comitato rifiuti zero Cerveteri - Comitato rifiuti zero Fiumicino - Comitato "Salviamo Villa Adriana" - Uniti contro la discarica - No alla discarica a Corcolle - No Nat - Presidio permanente Quadro Alto e Pian dell'Olmo - Rifiuti Zero Torino - Coordinamento Ambientale Rifiuti Piemonte (Carp)- Comitato NO INCENERITORI Terni

Adesioni individuali:
Jacqueline Rovetti
Maria Carmen Villani
Elena Vellusi aderente al Co.Re.ri Campania Coordinamento Regionale Rifiuti Campania

Rifiuti: quattro impianti sotto inchiesta Sono di Ama e Cerroni: funzionano solo al 30%

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Dubbi sulle strutture per il trattamento dell'immondizia. I carabinieri pronti a riferire ai pm. Discarica di Testa di Cane: coinvolti due dirigenti della Regione

dal sito http://roma.corriere.itRinaldo Frignani e Ilaria Sacchettoni

ROMA - Da una settimana c'è un nuovo fronte d'indagine sui rifiuti. La Prefettura ha richiesto al comando provinciale dei carabinieri una serie di accertamenti sul funzionamento dei Tmb, gli impianti per il trattamento meccanico biologico con i quali vengono separate, meccanicamente appunto, le varie componenti dei rifiuti. Si tratta di quattro centri - due a Malagrotta di proprietà di Cerroni, uno a Rocca Cencia e un altro al Nuovo Salario, entrambi dell'Ama - sui quali si è concentrata l'attenzione degli investigatori del Nucleo operativo ecologico dell'Arma, già protagonista negli ultimi mesi di alcune importanti operazioni. La richiesta del prefetto Giuseppe Pecoraro è stata chiara: accertare in che modo e quanto operino i Tmb e se ci siano delle irregolarità. Anche se le indagini sono appena all'inizio e sebbene il regolare funzionamento degli impianti sia comunque collegato direttamente a una discarica che assicuri il ciclo di smaltimento, gli investigatori si appresterebbero a inviare un rapporto in procura. Il sospetto è che alcuni degli impianti non funzionino a pieno regime e si vuole accertare a questo punto per quale motivo. In questo caso, oltre a irregolarità di natura amministrativa, potrebbero emergere anche reati penali. Ma per il momento le indagini sono solo al primo step, anche se non si escludono novità nei prossimi giorni.
Intanto, con una svolta che precede la chiusura delle indagini (entro la fine del mese) il procuratore aggiunto Roberto Cucchiari ha incluso nell'inchiesta sugli abusi della Giovi srl a Testa di Cane, al confine con Malagrotta, due funzionari regionali. Si tratta di Mario Marotta, direttore dell'assessorato alle Attività Produttive (con delega ai rifiuti), e del suo collaboratore Luigi Minicillo per i quali giovedì è scattata l'elezione di domicilio che precede l'iscrizione nel registro degli indagati. La relazione su quanto stava avvenendo nell'area di proprietà di Cerroni era sulle loro scrivanie ma è stata trasmessa alle autorità tre mesi dopo. Quando ormai la Giovi srl aveva trasformato l'area al confine con Malagrotta in un'appendice surrettizia della discarica esistente, con oltre 13.800 metri quadri di vasche al posto dei 9mila. Il tutto senza alcuna valutazione scientifica dell'impatto ambientale in un'area già sottoposta a pressione dove le falde acquifere, cariche idrocarburi, fenoli e clorobenzeni sono a rischio. Il primo a sollevare dubbi su possibili complicità tra la Giovi srl e gli uffici regionali era stato Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, che sulla moltiplicazione di cubature a Testa di Cane aveva presentato un'interrogazione.
Quanto all'amministratore delegato della Giovi srl, Francesco Rando, è stato iscritto nel registro degli indagati a novembre. Nei suoi confronti il procuratore aggiunto Roberto Cucchiari ha ipotizzato il reato di abuso edilizio

martedì 15 maggio 2012

TRE CONSIGLIERI DEL PD DELLA CIRCOSCRIZIONE NORD FANNO MANCARE ALL'ULTIMO IL NUMERO LEGALE PER LA VOTAZIONE DELL’ORDINE DEL GIORNO CONTRO L’INCENERITORE TERNI-ENA



“Siamo usciti gridando vergogna per l’oltraggio subito come cittadini che da anni si battono contro l’inceneritore; non abbiamo avuto altre parole quando, dopo 2 ore di consiglio,  abbiamo visto il capogruppo del PD, Alessio Tagliaventi, preceduto poco prima da Poddi e Grisanti, alzarsi e, con una fretta e un silenzio imbarazzanti,  lasciare la sala,  mentre il loro vice presidente annunciava la votazione dell'odg, tra l'altro messo come ultimo punto, che impegnava il Consiglio Circoscrizionale contro il revamping di TerniENA" e aggiungono "Abbiamo visto lo stupore negli occhi di qualche consigliere presente che speriamo abbia modo di prendere a breve le distanze dal gesto dei tre colleghi”
Il Consiglio infatti è stato impegnato nella votazione di diversi punti tra cui quello che ha visto il Consigliere Alessio Tagliaventi, di professione informatore farmaceutico e consigliere dell’Ordine dei Farmacisti di Terni, fortemente impegnato nel voler promuovere a tutti i costi una votazione di un atto di indirizzo sulla dislocazione delle farmacie nella città di Terni in particolare Borgo Rivo e che, malgrado il Comune abbia già deliberato in merito, sosteneva dovesse essere materia di pronunciamento del Consiglio Circoscrizionale visto il numero inferiore di farmacie da quello previsto dal “Decreto salva Italia”. Chissà perché tanto interesse!?
Tale è il livello della nostra classe dirigente?A quanto pare si.
“Come COMITATO NO INCENERITORI, dando atto a chi dei consiglieri rimasti in aula si è  manifestatamente dichiarato a sostegno dell’ordine del giorno contro la riaccensione dell'inceneritore Terni ENA, non possiamo non esprimere rammarico per l’occasione mancata, ma soprattutto denunciare la connivenza delle istituzioni locali con i grandi interessi economici di ACEA Spa nella nostra città; quanto accaduto non può che affermare questo semplice dato, nonché confermare la repulsione e indignazione crescente nei confronti della politica da parte dei cittadini".
E a proposito di politica e amministrazione, sarà cruciale dunque il passaggio non ancora comunicato pubblicamente dall' ATI 4 in merito alla presentazione e votazione del nuovo Piano d'Ambito senza incenerimento a chiusura del ciclo "Rispetto a questo il Comitato non farà sconti a nessuno, mentre dal nostro canto consideriamo quanto accaduto un incidente di percorso che, vista la taglia della controparte e degli interessi in gioco, non poteva non accadere. Rilanciamo ancora più dura la battaglia contro TERNI ENA e contro i suoi complici".
A breve diffonderemo il video della ripresa fatta durante il Consiglio Circoscrizionale.
COMITATO NO INCENERITORI

venerdì 13 aprile 2012

Siamo proprio sicuri che l'inceneritore Terni ENA brucierà Pulper? Che inghippo c'è?

Leggete questo comunicato, bisognerà in questi mesi bloccare l'inceneritore. Non c'è altra soluzione.

Comunicato stampa del Comitato Ambiente e Salute di Borgo a Mozzano e Bagni di Lucca
Recentemente molte forze politiche di opposto segno si stanno esponendo e spendendo attivamente nel contrastare la costruzione di impianti di incenerimento a biomassa previsti in diverse località della Lucchesia. A Bicchio (Viareggio) forze del centrosinistra fiancheggiano la popolazione locale nell’opposizione alla centrale da 15000 t/anno di biomassa; a Gallicano il centrodestra si è schierato a fianco dei Comitati nel denunciare le gravi illegittimità inerenti il procedimento autorizzativo per l’inceneritore a biomasse da 18000 t/anno, impianto peraltro bloccato dal TAR che ha rilevato tali illegittimità.
Anche la Provincia di Lucca, con l’ordine del giorno approvato all’unanimità nel Consiglio Provinciale del I° settembre 2011, ha dichiarato di voler chiudere definitivamente gli impianti di incenerimento sul proprio territorio. Questa levata di scudi bipartisan contro gli impianti di incenerimento (che, in maniera altrettanto bipartisan, certe Amministrazioni locali hanno per contro patrocinato) sicuramente ci conforta. Tuttavia sarebbe bene che alle parole seguissero i fatti: in questo caso la revoca delle autorizzazioni in essere e il contestuale, concreto e immediato avvio di tutte quelle strategie che consentano di risolvere in altro modo il problema reale e urgente dei rifiuti urbani e industriali. Ma per ora niente di tutto questo: le autorizzazioni concesse in maniera impropria dalla Provincia all’impianto di Gallicano e a quello dell’Alce non sono state revocate dall’Ente, che preferisce lasciare al TAR la decisione relativa alla legittimità invece di attuare azioni coerenti con le scelte politiche proclamate a parole. Riguardo alle buone pratiche alternative siamo poi in alto mare.
L’esempio più eclatante di questo malcostume politico per cui si predica bene e si razzola male è l’impianto da 150.000 t/anno, il più grande dell’Italia Centrale, progettato dall’Alce a Fornoli e autorizzato senza alcuna Valutazione di Impatto Ambientale dalla Provincia di Lucca con il benestare improvvido dell’Amministrazione del Comune termale di Bagni di Lucca.
Ma quello che parrebbe solo l’ennesimo controsenso di una classe politica inadeguata un senso invece lo potrebbe avere ed è scritto nero su bianco nel DPEF 2012 della Regione Toscana. In questo importante Documento di programmazione economica e finanziaria, a pag. 50, in relazione al DISTRETTO CARTARIO, si dichiara quanto segue: “Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti occorre favorire il corretto smaltimento degli scarti industriali delle cartiere (scarti da pulper e fanghi industriali) individuando le più adeguate ed efficienti tecnologie. In tal senso, tra il 2011 ed il 2012, è necessario l’avvio, attraverso apposite intese, di un percorso teso a mettere in condizione le aziende del distretto di realizzare gli impianti adeguati: uno o due impianti per il trattamento termico del pulper nella Piana di Lucca e nel distretto della Valle del Serchio; impianti per il trattamento legato al recupero dei cicli tetrapack e fanghi di cartiera.”
Il ruolo di inceneritore di pulper e fanghi di cartiera per la Valle del Serchio calzerebbe a pennello all’impianto progettato dall’Alce. E se non lì, dove?

Comitato Ambiente e Salute di Borgo a Mozzano e Bagni di Lucca

mercoledì 4 aprile 2012

Piatti e bicchieri. Prove di riciclo plastiche miste: l’esempio di Revet

Piatti e bicchieri usa e getta fanno parte delle cosiddette plastiche “eterogenee” per le quali non esiste ancora su scala nazionale una filiera del riciclo. Ma in Toscana qualcuno ci ha già provato. Intervista di Eco dalle Città al presidente Revet, Valerio Caramassi

 

Mentre si prepara l’estensione della raccolta differenziata a piatti e bicchieri di plastica usa e getta dal 1° maggio 2012, Eco dalle Città continua l’indagine sul destino di piatti e bicchieri dopo la raccolta. E’ percorribile la strada del recupero di materia? Se da un lato emerge la mancanza di una filiera nazionale per il riciclo di questi prodotti, dall’altro esistono tentativi, a livello locale, di riciclo delle plastiche cosiddette miste o eterogenee (in cui rientrano piatti e bicchieri usa e getta). Un esempio di riciclo di queste plastiche arriva dalla Revet, azienda specializzata nella raccolta, selezione e trattamento di materiali destinati al riciclaggio che opera prevalentemente in Toscana (219 Comuni su 287 toscani compreso Capannori). Eco dalle Città ha intervistato il presidente, Valerio Caramassi.
“Piatti e bicchieri rientrano nell’ambito delle plastiche miste che costituiscono per noi la maggioranza del materiale (tra il 55 e il 60%) – ha affermato il presidente di Revet -. Ad oggi questi prodotti già vengono conferiti dai cittadini nella raccolta differenziata. Fino ad ora Corepla considerava questo tipo di plastiche una frazione estranea (che quindi incideva negativamente sulla fascia di qualità del materiale). Non sarà più così e non è una differenza di poco conto: ora queste piatti e bicchieri entreranno nel conteggio dei corrispettivi”.
Plastiche miste in aumento
Secondo il presidente di Revet c’è una tendenza all’aumento delle plastiche miste. “L’aumento – ha spiegato Valerio Caramassi – è dovuto in primis alla sanitarizzazione spinta che regola le leggi del commercio. In secondo luogo alla mononuclearizzazione e alla tendenza della piccola e grande distribuzione che propone prodotti che fanno risparmiare tempo alle famiglie: un esempio sono le confezioni di insalata già lavata. Queste tendenze producono rifiuti e plastiche eterogenee”.
Prove di riciclo: i “Ri-prodotti in Toscana” di Revet
“La Revet ha avviato progetti di ricerca per il recupero meccanico delle plastiche eterogenee. Non riusciamo a farlo con tutte le plastiche ma in alcuni casi questi progetti si sono concretizzati con l’avvio una produzione industriale di prodotti: arredamenti per esterni, pannelli fonoassorbenti e componenti per la Piaggio”. Questi citati dal presidente sono tra i manufatti conosciuti come “Ri-prodotti in Toscana”.
Quindi, almeno i piatti e i bicchieri raccolti da Revet potranno trovare la strada del recupero meccanico. “Questo vale per noi o per impianti come quello di Vedelago ma stiamo parlando di piccole quantità. Un altro discorso è la scala nazionale dove abbiamo quantità ben maggiori” ha sottolineato Valerio Caramassi. Il costo è uno dei fattori che indice sulle possibilità di riciclo delle plastiche eterogenee. “Esiste un processo industriale – ha spiegato il presidente di Revet – che richiede diversi passaggi con costi di manodopera. Con i nostri prodotti siamo riusciti ad arrivare a pari con il costo del prodotto realizzato da materia prima vergine. Se però la concorrenza è con chi recupera energeticamente (che in Italia riceve anche incentivi) allora la battaglia è improba. Basterebbe – ha concluso Valerio Caramassi – che il sistema riorientasse verso il recupero di materia anche solo la metà di quello che spende per incentivare il recupero energetico, per rendere competitivi i prodotti riciclati”.
di Giuseppe Iasparra